Dal 1987 l’AIMC - Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi onlus offre a tutti gli operatori sanitari e tecnici un’occasione di confrontare esperienze e discutere dei principali problemi che riguardano la gestione dei soccorsi nelle maxiemergenze.

Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi: in evidenza

Il ruolo delle Società Scientifiche, delle Fondazioni e delle Associazioni nelle emergenze ambientali.

In relazione alla grande problematica delle emergenze ambientali, ho partecipato di recente a tre importanti eventi scientifici:

- il Congresso Nazionale della  Società  Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica  (SItI), sessione plenaria Ambiente e Salute, tenutosi a Riccione dall’1 a 4 ottobre;

- la cerimonia di premiazione del miglior elaborato vincitore del concorso indetto dalla Fondazione MIdA su “Adriano Mantovani ed il terremoto dell’Irpinia: attività, testimonianze, esperienze e modelli operativi ”, Pertosa (SA) 14 novembre inserita in un ECM dal titolo: “ dipartimento di prevenzione: la certificazione di qualita’ per la garanzia dai rischi ambientali e tecnologici”; http://www.osservatoriosuldoposisma.com/chi-siamo/chi-siamo/premio-concorso-adriano-mantovani-i-vincitori.

 

- il   XV Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi AIMC ”La Gestione delle Grandi Emergenze: l’evento, la resilienza, le capacità” - L’Aquila 14 e 15 novembre 2014.

Nell’ambito di questi eventi formativi, ho avuto la possibilità di dare il mio contributo e la mia esperienza presentando una relazione dal titolo:  “La risposta alle emergenze ambientali nella Regione Campania: ruolo e attività dei Dipartimenti di Prevenzione delle AASSLL”. 

Nel 2014, a mio avviso, nasce con la “Terra dei Fuochi”  una  Disastrologia  che coinvolge  in maniera organica tutte le componenti  del Dipartimento di Prevenzione (Servizi Veterinari, Servizi di Igiene degli alimenti, Servizi di Epidemiologia, Servizio di Igiene Pubblica). 

I tre eventi hanno come comune denominatore un concetto molto caro al Prof. Adriano Mantovani: la medicina unica -  One health one prevention!

Nel confronto tra le varie componenti, è emersa in maniera chiara la volontà di iniziare, nel campo delle attività della previsione , prevenzione e gestione delle emergenze, una collaborazione più stretta ed organica.

Molti sono i temi che vedono protagonista il Dipartimento di Prevenzione: il REACH, il pacchetto igiene,la gestione delle grandi emergenze ( Ilva e Terra dei fuochi ), il Piano Vesuvio, il rischio Idrogeologico, ecc. Assistiamo molto spesso,  purtroppo, ad una  continua delegittimazione del Dipartimento di Prevenzione, struttura unica nel contesto europeo dove medici, veterinari, biologici, chimici, ingegneri e tecnici lavorano per la Sanità Pubblica e sono riconosciuti dalla legislazione europea e nazionale come Autorità competente.

E’ necessario, quindi, dare un nostro  specifico contributo, perché lo richiede il Paese, colpito da eventi calamitosi e da disastri ambientali.  “..L'Italia e' il paese europeo che piu' di tutti deve confrontarsi con i rischi legati a eventi catastrofici di diversa tipologia…..'': così Michael Oborne, Direttore Advisory Unit on Multidisciplinary Issues dell'Ocse, si esprime sull’Italia nella prefazione del rapporto dell’OCSE sull'organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici, ''OCSE - Analisi di gestione del rischio: il Sistema Italiano di Protezione Civile. Risultati e raccomandazioni''.

Per usare un temine del titolo del  congresso dell’AIMC, essere resilienti, il Dipartimento di Prevenzione, come compito istituzionale, deve  partecipare, con un proprio piano della prevenzione, insieme ai Sindaci, alla stesura dei Piani di emergenza previsti dalla legge 100/2012.

Se si ritiene che il Dipartimento di Prevenzione  sia una struttura inutile e  da scardinare, dobbiamo dal basso trovare lo spazio per esprimere  tutto il nostro potenziale; ciò per mettere in sicurezza le persone, gli animali e le produzioni (Business Continuity Management). Un ruolo fondamentale, in questo percorso, potrebbero svolgerlo le Società scientifiche, le Fondazioni e le Associazioni, non solo per promuovere un percorso comune, ma, soprattutto, per attivare la formazione e la produzione di linee guida operative

 

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